Il meta-videogioco nel videogaming, minigiochi reali e inventati

Lo sviluppo del videogaming, esploso tra i media di intrattenimento fino ad arrivare a rappresentare oggi quello più economicamente rilevante, ha evidenziato una serie di interessanti fenomeni evolutivi nel videogioco. Non che questi siano mai mancati, tutt’altro; ma la maggiore attenzione che lo circonda ha fatto sì che tutto ciò a esso relativo venisse esaminato in maniera molto più attenta rispetto al passato, permettendo di apprezzarne alcune trasformazioni particolarmente affascinanti.

Una fra queste, per esempio, è il crescente peso dei minigiochi all’interno di grossi titoli: spesso opere importanti, non di rado caratterizzati da mappe aperte e svariate ore di gioco per il loro completamento, questi si distinguono per includere numerose attività secondarie, tanto reali quanto inventate. Non è esagerato parlare di meta-videogioco, intendendo in tal senso descrivere il giocare a un videogioco all’interno di un videogioco: si possono fare vari esempi, comprendenti tanto videogiochi veri e propri che più tradizionali attività secondarie, in grado di illustrare i motivi di tale tendenza.

Impossibile non pensare subito al Gwent, uno dei tanti motivi che hanno condotto al successo di The Witcher 3. All’interno di un titolo action RPG con un open world tutto da esplorare il protagonista può, in varie taverne, intrattenersi a un gioco di carte collezionabili, appunto il Gwent. I mazzi di carte sono divisi in fazioni rappresentanti personaggi, mostri e tecnologie del mondo di gioco, e alcune missioni secondarie vi ruotano attorno in quanto pongono come ricompensa proprio qualche carta particolarmente rara; propone un gameplay a turni, basato sui classici schemi di trading card games, e la sua inclusione spinge verso una maggiore immersione del videogiocatore. Numerosi videogiocatori sono rimasti affascinati dalla profondità di un minigioco capace, in molti casi, di sottrarre attenzioni alla storia principale; non è del resto un caso se il Gwent è stato a sua volta proposto come protagonista stand alone, capitalizzandone il successo.

Più tradizionale invece l’inserimento di intrattenimenti reali in una serie che ha fatto dell’essere sopra le righe il suo tratto distintivo: Grand Theft Auto. Nell’ultimo capitolo sono per esempio presenti golf e tennis, che aprono una parentesi con controlli dedicati e ai quali il videogiocatore si può dedicare nel free roam: decisamente più semplificati rispetto a titoli specifici come gli storici Virtua Tennis o PGA Tour, vanno comunque considerati inserimenti ottimi per dare vitalità all’open world. Lo stesso può dirsi dei vari intrattenimenti da casinò, inclusi in un’apposita struttura aggiunta tramite DLC alla componente multiplayer del titolo, GTA Online: immancabili le slot machine e i tavoli da blackjack, nei quali il giocatore può dedicarsi anche in questo caso al meta-videogaming. Anche la roulette compare tra i tavoli con i quali il giocatore può interagire, e nello specifico nella sua variante a doppio zero: non a caso nota come american roulette, anche nella realtà normalmente inclusa tra le varianti di roulette proposte dagli operatori specializzati in rete, nel videogioco riflette la particolarità dei casinò statunitensi che presentano ruote con due caselle verdi anziché una sola come nelle roulette europee. Nella serie l’introduzione di videogiochi nel videogioco vanta del resto radici risalenti: nell’amatissimo capitolo del 2004, ambientato durante gli anni ’90, erano per esempio inclusi diversi cabinati arcade come Duality, un’esplicita citazione di Asteroids, o Go Go Space Monkey, un classico shooter a scorrimento, ai quali il protagonista poteva giocare aprendo al videogiocatore, di fatto, le porte del meta-videogaming.

Più citazionistica l’inclusione di un livello del primo Crash Bandicoot, datato 1996, in Uncharted 4, del 2016: entrambi i titoli sono stati infatti sviluppati da Naughty Dog, e all’inizio del gioco il protagonista di Uncharted 4 può giocare il primo livello di Crash Bandicoot. Un omaggio alle proprie origini che, riportando un passatempo reale, ha strappato più di un sorriso nostalgico ai fan della software house.

Va infine citato Batosta Meccanica, gioco da tavolo inventato e introdotto come minigioco nell’open world di Horizon Forbidden West. Sono stati gli stessi sviluppatori a sottolineare come in numerosi RPG simili si trovino analoghi meta-videogiochi, cosa che li ha spinti a studiarne uno tematico da introdurre per aumentare l’immersione del videogiocatore. Non sono poche le somiglianze con gli scacchi, ma al posto dei vari pezzi si controllano le macchine caratteristiche del mondo di gioco; inoltre, il tabellone è composta da caselle che conferiscono specifici bonus sulle macchine. Come spesso accade, nello studio circa la sua introduzione ne è stata predisposta una versione cartacea che gli sviluppatori hanno affermato di aver diffusamente utilizzato: non è escluso che, come per il Gwent, Batosta Meccanica possa essere protagonista di un titolo autonomo.