Sifu: recensione e caratteristiche del gioco

Con la sua estetica e i suoi combattimenti che prendono spunto dai film di Kung Fu, Sifu è un gioco per PS4 che sembra avere catturato l’attenzione di molti players. Più un gioco è complesso, più sembra essere difficile riuscire a trasmettere con facilità le caratteristiche principali al pubblico. In passato, ci sono stati tanti giochi che hanno venduto milioni di copie e conquistato l’apprezzamento del pubblico, eppure la tradizione vede i giochi più elaborati orientarsi verso un pubblico più di nicchia.

Per questo motivo, la maggior parte dei blockbuster moderni puntano a contenuti narrativi con titoli di facile comprensione che possono catturare l’attenzione anche dei principianti. Molti team continuano a produrre giochi di base semplici, completamente opposti a quanto il mercato offre, nella speranza di conquistare gli utenti che sono appassionati di questo genere.

Sifu è uno dei giochi meccanicamente più elaborati e brillanti uscito negli ultimi anni, una dimostrazione di quanto la sua azienda produttrice abbia saputo venire incontro alle esigenze di chi ama queste esperienze di gioco impegnative. Il risultato è stato raggiunto grazie all’unione di varie idee, all’ottimo design, ispirandosi a un vecchio cult del genere action. Scopriamo insieme quali sono le principali caratteristiche di questo gioco, come funziona e cosa ne pensato i giocatori secondo le varie recensioni reperibili sul web.

Struttura e narrativa

Sifu è una storia di vendetta creata intorno a film di Kung Fu degli anni ’80-’90, ma esteticamente ispirata alle opere più moderne del cosiddetto “cinema picchia duro”. La narrativa del gioco è più complessa di quanto si possa vedere fin dall’inizio. Si inizia il gioco con un tutorial brillante, che mette il giocatore nei panni di quello che poi sarà il boss finale durante un attacco a una scuola di arti marziali.

Tutto prende forma con l’eliminazione del misterioso maestro di quella scuola e del suo giovane figlio, che viene salvato dai poteri mistici di un curioso amuleto. Protetto da questo amuleto, che può salvarlo in continuazione dalla morte certa in cambio di qualche anno di vita, il ragazzo giura vendetta verso i cinque individui che hanno organizzato l’assassinio del padre.

La premessa è molto semplice e si sposta verso la gestione della campagna, divisa in cinque livelli, ciascuno per ogni obiettivo del proprio alter ego. La caccia del protagonista non è un semplice delirio di onnipotenza: il protagonista negli anni ha compilato una bacheca delle investigazioni, dove procedendo tra le mappe ottiene nuovi indizi e oggetti necessari per l’avanzamento. Queste ricerche sembrano essere necessarie per capire bene le motivazioni dei propri obiettivi e allo stesso tempo rappresentano uno dei punti centrali della progressione del titolo, dal momento che consentono di evitare intere parti dei livelli, velocizzando il completamento del gioco.

Le mappe

Le mappe non sembrano essere semplici arene ricche di nemici con cui scontrarsi. Il level design è abbastanza elaborato e può offrire numerosi elementi interattivi. Al primo attraversamento di ogni location potrai trovare numerose porte bloccate. Le chiavi e gli oggetti necessari per sbloccare questi passaggi si trovano negli stessi livelli o in quadri successivi, un’alternativa che porta a ripercorrere i tragitti completati più volte per avere nuove informazioni. La versione base di un livello è spesso ricca di scontri e nemici, che rende molto difficile potere raggiungere un boss senza morire.

Considerando che gli anni di vita a disposizione sono limitati, può essere utile tornare nei livelli passati per concluderli uccidendo meno nemici, così da avere maggiori possibilità di completare il livello successivo. Meglio si gioca eliminando più nemici, meno anni di vita si potranno perdere. Il suggerimento degli esperti è quello di farsi uccidere più volte consecutivamente, in modo che il contatore degli anni potrà iniziare ad aumentare poco per volta, fino a togliere più di 6 o 7 anni di vita. Oltrepassati i 70 anni, rimarrà l’ultima chance. Se si sbaglia ecco che si dovrà riprovare daccapo l’ultimo livello fatto.

Gameplay: come funziona?

Non appena si sblocca un livello viene salvata l’età in cui lo si raggiunge e questa può diminuire ripercorrendo il precedente quadro con maggiore abilità. Gli oggetti sparsi per le mappe consentono di sbloccare scorciatoie che possono facilitare il completamento del gioco con meno uccisioni. E’ presente anche un sistema di crescita del personaggio con potenziamenti e mosse di kung fu extra che rappresentano un utile strumento contro alcune tipologie di avversari.

Da un punto di vista meccanico, Sifu è un titolo di qualità che integra il suo livello di sfida con le capacità di chi gioca e con la crescita virtuale del suo alter ego. Eliminare i nemici consente di ottenere punti esperienza che possono essere utilizzati al momento della morte, alla conclusione del livello nell’hub principale, o interagendo con specifiche statue sparse per le mappe. Il loro utilizzo può offrire due possibilità: potenziare il protagonista o aggiungere nuove tecniche al suo arsenale.

I potenziamenti passivi sembrano essere molto utili perché consentono di aiutare a migliorare la rigenerazione di ogni vita, tutte le volte che si sconfigge un nemico, il recupero della “barra focus” oppure la resistenza allo stordimento. I nemici non hanno alcuna paura di aggredire contemporaneamente e possiedono una varietà di modalità di attacco che costringe il giocatore a usare la tecnica giusta al momento giusto.

Sifu per quanto concerne l’applicazione delle meccaniche difensive e la gestione degli scontri sembra ispirarsi a “God Hand”, il cattivissimo classico di Shinji Mikami, oggi considerato tra i titoli più difficili dell’intero genere action. Nell’opera di Mikami la moltitudine dei nemici e il loro numero costringeva a dovere ricorrere con arguzia all’utilizzo di mosse personalizzabili, al movimento e alle varie schivate per uscire dagli scontri illesi.

Sifu, di contro, sembra essere molto più intuitivo negli spostamenti e nella gestione delle mosse, nonostante segua una filosofia molto simile. Il campo di battaglia deve essere tenuto d’occhio riposizionandosi con estrema furbizia evitando gruppi di nemici. La schivata sul posto solitamente sembra essere il migliore metodo per potere evitare di prendere botte e alcuni nemici possiedono una difesa impenetrabile.

Nelle mappe sono disponibili armi e oggetti lanciabili, ottimi per ricavare un possibile vantaggio. Il sistema di gioco riesce a facilitare le cose per i più furbi dato che certe abilità utilizzate correttamente possono essere una risorsa eccezionale per sopravvivere. L’unico modo di mantenere le proprie arti marziali è sbloccarle più volte per renderle fisse, concentrandosi su quelle più efficienti.

Il sistema dei demoni presente nel gioco si rifà molto al gioco “God Hand”. Si possono eliminare velocemente certi avversari storditi con delle esecuzioni. Uccidere un’élite può abbassare il contatore dei morti, assicurando di invecchiare meno a ogni sconfitta. Si possono cercare alcuni di questi avversari nei livelli avanzati una volta capito come batterli.

Il mix delle meccaniche, di strade alternative nei livelli e necessità di volersi perfezionare per evitare la morte permanente, elimina ogni ripetitività. Ripercorrere le mappe non è difficile ma piuttosto può essere una sfida costante con sé stessi, dove il traguardo è il raggiungimento della prestazione perfetta.

Comparto tecnico: cosa ne pensano i players?

In questo concentrato di pugni e calci virtuali, gli altri aiuti dipendono solo dalle risorse a disposizione del proprio alter ego. La “barra focus” permette di usare delle mosse speciali che possono essere utili contro la maggior parte dei nemici che assicurano di oltrepassare almeno una volta le loro difese. Lo stordimento può mettere in pericolo se si esagera con le parate, quindi potenziare la stabilità può offrire una difesa maggiore. Anche la rigenerazione o una maggiore resistenza delle armi non devono essere sottovalutate. Man mano poi che si procede con i livelli ecco che aumentano le difficoltà.

Durante la campagna, secondo quanto affermato nelle varie recensioni presenti sul web, molti giocatori si sono ritrovati a fronteggiare nemici che sembravano rispondere fuori tempo alle tecniche difensive. Sembrano anche non essere mancati alcuni bug, come avversari “usciti” dallo schermo. La grafica invece, sembra essere la più apprezzata, poiché si basa su animazioni di un certo livello.

Ci sono mappe, come quella del museo, dove l’uso dei colori e dell’illuminazione sono di qualità soprattutto negli scontri. Le ambientazioni sono uniche e piacevoli da esplorare. I cambi di prospettiva vengono utilizzati in modo da rendere gli scontri tanto chiari quanto scenici. La telecamera non sembra essere perfetta e può capitare di infilarsi in un angolo perdendo l’inquadratura.

In linea generale il gioco sembra essere stato largamente apprezzato nonostante la presenza di qualche bug permanente, alcune imprecisioni nelle tempistiche offensive di alcuni nemici élite. Per lo più i player sembrano essere rimasti soddisfatti del sistema di combattimento meccanicamente solido, dall’estetica fortemente ispirata ai pilastri del cinema action e alla difficoltà brutale del gioco che non appena si superano le sfide sembra dare notevoli soddisfazioni.